Canova tra innocenza e peccato

Mostra - da venerdì 17 dic 2021 | a lunedì 18 apr 2022

  • Antonio Canova, "Endimione dormiente" (dettaglio), 1819, gesso, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova

    Antonio Canova, "Endimione dormiente" (dettaglio), 1819, gesso, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova

  • Elena Mutinelli, "Ali di pietra", 2014, Courtesy l'artista

    Elena Mutinelli, "Ali di pietra", 2014, Courtesy l'artista

  • Horst P. Horst, "The Mainbocher Corset", 1939, Collezione privata

    Horst P. Horst, "The Mainbocher Corset", 1939, Collezione privata

  • Luigi Spina, "Amore e Psiche", 2019, Courtesy l'artista

    Luigi Spina, "Amore e Psiche", 2019, Courtesy l'artista

Quando
da venerdì 17 dic 2021 | a lunedì 18 apr 2022
Prezzo
Intero 11 €, ridotto 7 € (biglietto unico per tutte le mostre in corso)
Credits
Da un'idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Beatrice Avanzi e Denis Isaia.
Dove
Mart Rovereto
Tipologia
Mostra

In occasione del secondo centenario della morte dell'artista, il Mart celebra l'eredità di uno dei più importanti maestri della scultura di tutti i tempi: Antonio Canova (1757 - 1822). Una grande esposizione esplora l'attualità della sua opera nei linguaggi contemporanei, dalla fotografia alle esperienze scultoree più recenti, mettendo in luce nessi, dialoghi, continuità e contrapposizioni.

Con la sua opera Canova ha incarnato l’ideale di una bellezza eterna, fondata su principi di armonia, misura, equilibrio, affermandosi come massimo esponente del Neoclassicismo italiano. La sua ricerca, ricca di rimandi al passato, si apre al futuro, lasciando in eredità un ideale estetico che continua a vivere fino a oggi.
Con oltre 200 opere la mostra indaga come questa eredità abbia influenzato i linguaggi contemporanei, presentando alcune tra le più significative esperienze artistiche nel campo della fotografia e della scultura, alla ricerca di un ideale di bellezza che lungo il percorso espositivo trova declinazioni diverse: dall’imitazione alla celebrazione, fino alla messa in discussione e alla negazione.

In un allestimento nel quale predominano il bianco e il nero, il vero protagonista è il corpo. Se alcuni degli artisti in mostra scelgono di idealizzarlo o estetizzarlo, altri descrivono una bellezza anti-canonica e “anti-canoviana” che contempla e contiene il suo contrario. In entrambi i casi, il corpo è icona.
La mostra si snoda in cinque sezioni nelle quali convivono opere di Canova e di artisti contemporanei. Nei lavori di alcuni artisti attivi nell’ultimo secolo, la pratica della scultura diventa esercizio di maestria ed espressione di una ricerca che rinnova e rende attuale il canone canoviano. L’ambiente centrale della mostra presenta suggestivi dialoghi tra Canova e i più grandi fotografi di nudo del Novecento: Helmut Newton; Jean-Paul Goude, Robert Mapplethorpe, Edward Weston, Irving Penn, Horst P. Horst. Una vera e propria indagine sulla perfezione della tecnica e della forma. A questi fanno da controcanto i fotografi che hanno perseguito ricerche di segno opposto, come Miroslav Tichý, Jan Saudek e Joel-Peter Witkin. Infine, una sezione è dedicata ai fotografi che hanno prestato il loro obiettivo alla documentazione e all’interpretazione dell’arte di Canova: i fratelli Alinari, Aurelio Amendola, Paolo Marton, Massimo Listri, Luigi Spina.

Nella piazza del museo al centro della fontana il pubblico incontra l’opera dello scultore Fabio Viale che da alcuni anni sovverte, tatuandoli, i capolavori dei maestri classici.


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Canova tra innocenza e peccato

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