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Realismo Magico

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Con la definizione di Realismo Magico si indica non tanto una corrente artistica sorta attorno a una rivista o a una formulazione teorica, quanto piuttosto un particolare modo di concepire l’arte; il termine viene introdotto negli anni Venti dal critico tedesco Franz Roh, mentre in Italia è lo scrittore Massimo Bontempelli a farne uso per la prima volta. Questo particolare indirizzo pittorico caratterizza numerose esperienze tedesche e italiane, le quali rifiutano l’irruenza delle avanguardie e si ricollegano direttamente alla tradizione figurativa del Rinascimento italiano, dalla quale riprendono la rappresentazione accurata del reale, attraverso un linguaggio raffinato e preciso nei dettagli, che genera atmosfere irreali e un senso di attonita immobilità.

La dimensione atemporale che deriva dal ricorso alla classicità permea le opere pittoriche di Giorgio De Chirico, Felice Casorati  e Gino Severini, come pure la plastica di Arturo Martini, lavori nei quali si manifesta la misteriosa metafisica degli oggetti, che proietta l’osservatore in una dimensione di sogno.

Altri esponenti italiani della corrente del Realismo Magico sono Antonio Donghi e Cagnaccio di San Pietro, nelle cui opere è individuabile non solo una rappresentazione più rigorosa del reale, ma anche una maggiore durezza esecutiva. Il loro freddo realismo analitico, unito a una tecnica impeccabile, diventa il pretesto per un’analisi che va oltre ciò che l’occhio percepisce e si carica di messaggi spesso visionari.

Casorati, Felice
Beethoven, 1928
Olio su tela ,  cm 139 x 120
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto
 
 
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