L'arte e la pittura metafisica
Le Metafisica sorge ufficialmente nel 1917 a Ferrara, dall’incontro di Giorgio de Chirico e del fratello Alberto Savinio con Filippo De Pisis e Carlo Carrà: le loro riflessioni trovano in seguito spazio sulla rivista “Valori Plastici”. Con l’espressione “pittura metafisica” gli ideatori della nuova corrente intendono definire una pittura di matrice simbolista, che, attraverso l’utilizzo di semplificazioni e astrazioni formali, mira a conferire alle immagini significati che superano la realtà apparente delle cose, mettendo in discussione l’oggettività delle esperienze fisiche e sensoriali.
I primi quadri metafisici vengono realizzati da de Chirico già dal 1909: si caratterizzano per le atmosfere magiche ed enigmatiche e appaiono percorsi da una profonda inquietudine, come se il vedere oltre l’apparenza delle cose ponesse l’artista in uno stato di solitudine e malinconia.
La Metafisica costituisce una novità rispetto alle coeve esperienze delle avanguardie e soprattutto del futurismo, in particolare per il ritorno a una figurazione tradizionale e per il recupero dei soggetti classici (statue greche o manichini). Le immagini, tuttavia, solo all’apparenza mostrano realtà conosciute, la prospettiva, fondamento dello spazio geometricamente plausibile, è quasi sempre soggetta a evidenti deformazioni, che conferiscono alla scena un aspetto immobile e minaccioso. Anche gli oggetti, pur conservando la loro riconoscibilità, perdono ogni legame logico con lo spazio che li contiene: ciò che importa ai pittori metafisici è, infatti, la relazione tra gli oggetti e l’ambiente, perché è lì che avviene la rivelazione del mistero celato dietro la realtà apparente.
La matrice simbolista è molto forte in de Chirico, con esiti assai prossimi a quelli del surrealismo francese, proprio in quegli anni in fase di definizione. Anche Carrà, una volta spenti gli eccessi futuristi, riscopre il valore della storia e della tradizione italiana, con i loro archetipi e simboli, che impiega in opere quali “La musa metafisica” (1917) e “Pino sul mare” (1921), mentre Giorgio Morandi, che alla Metafisica approda più tardi, ne tiene ben presente la lezione nelle rare nature morte metafisiche.

Composizione TA (Natura morta metafisica), 1916-1918
Olio su tela, cm 70 x 54
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto
La matinée angoissante, 1912
Olio su tela, cm 81 x 65
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto

La commedia e la tragedia, 1926
Olio su tela , cm 146 x 114
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto

Piazza (Souvenir d'Italie), 1925
Olio su tela, cm 60 x 73
Mart, Collezione L.F., Rovereto


Le muse in villeggiatura, 1927
olio su tela, cm 73,2x54
Mart, Collezione L.F., Rovereto

Natura morta marina, 1929
Olio su cartone telato, cm 50 x 71
Mart, Collezione Giovanardi, Rovereto



I sette savi, 1936 (1960)
gesso, cm 232 x 55 x 31 (7 pezzi)
Mart, Deposito Marta Melotti, Rovereto


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