L'arte New Dada
Il fervore e la vitalità sperimentale che caratterizzano il settore artistico negli Stati Uniti fra gli anni Cinquanta e Sessanta portano all’affermazione della tendenza definita New Dada, che recupera certe istanze del dadaismo europeo, in particolare la pratica del ready made, ovvero l’oggetto comune che assurge ad opera d’arte una volta prelevato dall’artista e posto in un contesto diverso da quello di utilizzo.
Basandosi su questa poetica, le opere neo-dada sono realizzate con materiali usati, quasi a voler rendere evidente il rapporto ancora insito tra l’oggetto e chi lo ha adoperato, oppure mirano a esprimere la relazione tra l’oggetto inserito nell’opera e il tempo che l’ha modificata. L’opera si trasforma, così, in un assemblaggio di elementi eterogenei: il piano pittorico si apre e si articola nello spazio e accoglie non solo immagini bidimensionali ma anche oggetti reali, fra i più quotidiani e comuni, dalle bottiglie di Coca-Cola ai tubi delle stufe.
Robert Rauschenberg, Jim Dine e Jasper Johns tsono tra gli esponenti più rappresentativi del New Dada. Le opere di Rauschenberg assemblano immagini, riproduzioni e oggetti ripresi dalla realtà della vita metropolitana: immagini video, fotografie, cartoline, ritagli, si mescolano a larghe campiture e segni gestuali, dando vita a “combine-paintings” che si oppongono alla divisione gerarchica tra materiale artistico ed extra-artistico. Anticipando le ricerche concettuali, Johns indaga sul rapporto tra oggetto e immagine rappresentata. Da sempre legato alla pittura, recupera l’uso dell’antica tecnica dell’encausto, creando uno squilibrio tra il nobile procedimento della pittura a cera e il soggetto raffigurato, privo di qualsiasi dignità. Un semplice numero, dipinto con pennellate imperfette ma con la maestria di un vero artista, diventa, così, un’opera d’arte.
In Europa si può parlare di influssi New Dada per le ricerche elaborate negli anni Sessanta nell’ambito del Nouveau Realisme. In Italia il primo ad essersi mosso in questo contesto è stato Mimmo Rotella, famoso per i suoi “collage” e “décollage”, manifesti pubblicitari lacerati, cui appartiene anche “Lista 7” (1962), décollage di una manifesto di propaganda elettorale, strappato in più punti.

Two palettes in black with Stovepipe (Dream), 1963
Olio su tela e metallo, tavole, 225 x 208 x 192
Mart, Collezione Ileana Sonnabend, Rovereto

Ascolta e leggi la descrizione dell'opera
Invia l'opera in cartolina virtuale