Arte Povera
Secondo il suo primo e principale teorico, Germano Celant, che per il termine si ispirò al Teatro povero di Grotowski, l’Arte Povera consiste essenzialmente “nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”.
Il termine compare negli anni Sessanta per definire la tendenza propria di alcuni artisti italiani, ma anche stranieri, ad ampliare il campo dei linguaggi espressivi, adottando materiali inconsueti. I mezzi espressivi tradizionali (pittura e scultura) vengono sostituiti da materiali “non artistici”, “poveri”, che possono essere naturali e organici (legno, pietra, terra, vegetali), oppure di produzione industriale (stracci, plastica, neon, scarti industriali), assunti nella loro forma primaria e immediata e spesso proposti sotto forma di installazioni in stretto rapporto con il contesto.
I materiali quotidiani si contrappongono, così, a quelli “ricchi” della società dei consumi, prelevati negli stessi anni dai protagonisti della Pop art. L’Arte Povera, tuttavia, si colloca solo in parte su posizioni critiche e dissacratorie, ed è, piuttosto, animata dalla desiderio di riscoprire i valori primari dell’uomo, come il senso della terra, della natura, dell’energia pura, della storia. Nelle intenzioni dei suoi esponenti c’è il desiderio di modificare in senso liberatorio i rapporti fra il soggetto e la realtà, dominati dai meccanismi della società moderna, e giungere al superamento della barriera fra arte e vita.
Fra i principali esponenti dell’Arte Povera figurano Giovanni Anselmo, che affronta il tema della gravità fisica, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, ricreatore di forme del passato con materiali di recupero, Mario Merz, le cui installazioni riportano alla memoria gli archetipi primordiali, Pino Pascali, che propone riferimenti al mondo naturale attraverso metaforici oggetti industriali, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, maestro nel riutilizzare materiali di scarto e Gilberto Zorio, da sempre interessato al tema dell’energia materiale e nervosa.

Avere fame di vento, 1988-1989
ricamo su tela riportato su tavola, 106 x 114 cm
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto

Per l'amor del cielo, 1986
tecnica mista su carta intelata, cm 150 x 100
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto



Senza titolo, 1989
acciaio, legno, pietra, lampada a petrolio, cm 200x180x23
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto


Chiaro oscuro, 1983
Neon, fascine, struttura metallica e vetro, cm 100 x 600 x 300
Mart, Rovereto

Il ponte della Gran Madre andata e ritorno , 1977
Tecnica mista su tela, cm 150 x 495
Mart, Deposito Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, Rovereto

Orchestra di stracci - Quartetto, 1968
Cumuli di stracci, vetro, cemento e bollitori , diam cm 120
Mart, Rovereto

Autoritratto , 1962-1963
velina dipinta su acciaio lucidato a specchio, cm 120 x 120
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto


Stella per purificare le parole, 1978
Pelle, legno, acciaio e corda, cm 210 x 220
Mart, Rovereto
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