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Informale

Arte e pittura informale

A partire dagli anni Cinquanta le traiettorie della ricerca artistica si rivolgono decisamente  alla ridefinizione del concetto di forma, che ora viene intesa come tutto ciò che abbia un aspetto definito, una connotazione visuale precisa. Conseguenza diretta di queste riflessioni è lo sviluppo dell’arte cosiddetta “informale”, la quale, abbandonato il rigore geometrico dell’Astrattismo, allarga notevolmente il concetto di arte e l’ambito dell’azione artistica, cancellando al tempo stesso le barriere tra i diversi linguaggi e categorie espressive.

Contraddistinta dalla fluidità del gesto pittorico e dalla spiccata tendenza alla trasfigurazione della realtà, l’arte informale, in Europa come in America, assume un significato di estrema libertà del fare artistico: grovigli di segni, tracce, pennellate istintive e gocciolature riempiono lo spazio del quadro, che diviene, in tal modo, per l’artista luogo di azione e di espressione degli impulsi energetici e creativi.

Nella vasta corrente dell’Informale si identificano due filoni principali: quello gestuale, esemplificato dall’opera dello statunitense Jackson Pollock, e quello materico, che si afferma soprattutto in Europa (con Dubuffet, Tapies e Burri); all’interno del movimento si possono, tuttavia, collocare anche lo Spazialismo di Lucio Fontana e la pittura segnica di Giuseppe Capogrossi.

In Italia le esperienze della pittura informale evolvono nelle ricerche di Alberto Burri e Lucio Fontana sulla Materia e lo Spazio. Contrariamente a Emilio Vedova, per il quale l’elemento più importante è la forza del gesto che rovescia il colore sulla tela, i due artisti prediligono materiali di solito estranei alla pittura, concentrandosi sul rapporto tra la tela e lo spazio che la circonda.
Burri utilizza come materia pittorica elementi di uso comune: sacchi di juta, plastica, metalli e legno; Fontana cerca, invece, di superare i limiti bidimensionali della tela, per creare uno spazio al tempo stesso fisico e concettuale. I tagli e i buchi dei suoi quadri, oltre a rendere concreto lo spazio vuoto, consentono alla materia di esprimersi attraverso le sue stesse sporgenze e depressioni.

Accardi, Carla
Integrazione, 1957
Tempera alla caseina su tela,  cm 147 x 147
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto
Afro (Basaldella)
Cera persa, 1957
Olio su tela,  cm 96,5 x 130
Mart, Rovereto
Birolli, Renato
Canto popolare fiammingo n. 2, 1957
Olio su tela ,  cm 88 x 147
Mart, Rovereto
Burri, Alberto
Rosso, nero e combustione, 1954
Tecnica mista su cartone,  cm 48,5 x 107
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto
 
Burri, Alberto
Sacco (Composizione), 1953
sacco, tela e pietra pomice su tela,  cm 44 x 36
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto
Castellani, Enrico
Superficie grigia, 1990
Cementite su tela,  cm 80 x 80
Mart, Deposito da Collezione Privata, Rovereto
Fontana, Lucio
Concetto spaziale. La fine di Dio , 1963
Olio, graffito e paillettes su tela,  cm 178 x 123
Mart, Deposito Fondazione Lucio Fontana, Milano, Rovereto
Fontana, Lucio
Concetto spaziale , 1955
Polimaterico su tela,  cm 144 x 100
Mart, Rovereto
 
Kiefer, Anselm
Ich halte alle Indien in meiner Hand, 1995
Tecnica mista su tela,  cm 240 x 318 x 4,5
Mart, Rovereto
Mangold, Julia
Senza titolo, 06-10-97, 1997, 1997
Acciaio incerato,  cm 200 x 50 x 7,5
Mart, The Panza Collection, Rovereto
Melotti, Fausto
Teatrino angoscia, 1961
Terracotta,  cm 55 x 33 x 10
Mart, Rovereto
Nitsch, Hermann
Solo colore, 1984
Olio su tela,  cm 190 x 290
Mart, Rovereto
 
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