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L'arte del Novecento italiano di Margherita Sarfatti

Alla fine della prima guerra mondiale nel panorama artistico europeo si registra un generale clima di “ritorno all’ordine” ed un bisogno di riassestamento formale. Dopo gli sperimentalismi introdotti dalle avanguardie storiche di inizio secolo, molti artisti cercano di ritrovare l’equilibrio della composizione, attraverso il recupero delle forme e dello stile della classicità antica e dei suoi ideali di purezza e stabilità.

Questa esigenza non è casuale: gli avvenimenti drammatici della guerra avevano deluso le speranze di rinnovamento e gli slanci ottimistici verso il futuro, provocando numerosi ripensamenti e una generale inversione di tendenza, che spinge in campo artistico a far ritorno a un realismo di stampo arcaico o classico, a forme pacate e semplici.

In Italia l’orientamento verso gli ideali di purezza e stabilità si manifesta in un gruppo di sette  pittori, che nel 1923 espongono per la prima volta a Milano con il nome di “Novecento italiano”. Sostenuti dal critico Margherita Sarfatti, donna colta e culturalmente vivace, essi propongono un’arte semplice, equilibrata, comprensibile, attraverso la scelta di temi tradizionali, quali la maternità, la natura morta e il paesaggio. I soggetti dei loro dipinti sono realistici, tratti dalla quotidianità, ma idealizzati e resi classici da uno stile ispirato all’arte del passato.

Anche se lo scopo principale della Sarfatti rimane il recupero dei caratteri della tradizione classica italiana, nel gruppo sono accolte le più diverse inclinazioni stilistiche, purché di alta qualità. L’idea di un’arte profondamente italiana, che nel corso degli anni Venti si traduce in un’interpretazione del tutto originale della grande tradizione pittorica del passato, durante gli anni Trenta finisce, poco alla volta, per fiancheggiare la politica culturale del regime, che, salvo rare eccezioni, si appropria pedissequamente delle antiche fonti iconografiche, trovando soprattutto nei fasti dell’antica Roma e nei principi di purezza, sobrietà e sanità morale la sua più efficace rappresentazione.Alla fine della prima guerra mondiale nel panorama artistico europeo emerge un bisogno di riassestamento. Dopo gli sperimentalismi apportati dalle avanguardie storiche di inizio secolo, molti artisti recuperano la classicità antica e in tutta Europa si parla di un "Ritorno all’ordine".

Questa esigenza non è casuale: la guerra aveva sconvolto chi aveva delle attese verso la modernità e il rinnovamento e tutti, compresi gli artisti, sono alla ricerca di valori stabili.
A Milano nel 1926 si costituisce un gruppo formato da sette pittori, che espone con il nome di Novecento Italiano. Il gruppo è sostenuto dal critico Margherita Sarfatti e si propone di fare un’arte semplice, equilibrata, comprensibile. Questi artisti rappresentano temi come la maternità, la natura morta e il paesaggio. I soggetti dei loro dipinti sono realistici, tratti dalla quotidianità, ma idealizzati e resi classici da uno stile ispirato all’arte del passato.

Tenace e volitiva, Margherita Sarfatti aveva elaborato un progetto importante, fondato sulla difesa dei caratteri di “italianità” dell’arte contemporanea, senza per questo però porre veti o vincoli ma, anzi, accogliendo nel suo gruppo le più disparate inclinazioni, purchè d’alta qualità. L’idea di un’arte profondamente italiana, che nel corso degli anni Venti si concetrò nell’interpretazione del tutto originale della grande tradizione pittorica del passato, nel corso degli anni Trenta finì per soddisfare le esigenze culturali del regime, che, salvo qualche rara eccezione, molto pedissequamente si appropriò delle antiche fonti iconografiche, trovando soprattutto nei fasti dell’antica Roma, la sua più efficace rappresentazione.

de Chirico, Giorgio
Bagnante (Ritratto di Raissa), 1929
Olio su tela,  cm 46 x 35
Mart, Rovereto
Funi, Achille
La sorella, 1923
Tempera su tela,  cm 90 x 74,5
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto
Marini, Marino
Pugile, 1933 ca.
Bronzo,  cm 82 x 50 x 64
Mart, Rovereto
Martini, Arturo
Donna al sole, 1930
Bronzo,  cm 40 x 150 x 65
Mart, Rovereto
 
Marussig, Piero
Autunno, 1924
Olio su tavola,  cm 148 x 98,5
Mart, Rovereto
Sironi, Mario
Natura morta con tazza blu, 1924 ca.
Olio su tela,  cm 49,5 x 59,5
Mart, Collezione Giovanardi, Rovereto
Sironi, Mario
Cavallo e Cavaliere , 1935
Tempera su carta montata su telaio rigido,  cm 287 x 274
Mart, Collezione Romana Sironi, Rovereto
Tozzi, Mario
Meditazione, 1925
olio su tela,  cm 160 x 115
Mart, VAF - Stiftung, Rovereto
 
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